Home Film MASTERS OF THE UNIVERSE di Travis Knight

MASTERS OF THE UNIVERSE di Travis Knight

by Luca Pernisco

Il Principe Adam (Artie Wilkinson-Hunt) è un bambino poco propenso all’addestramento militare condotto da Duncan (Idris Elba), il Man-At-Arms del pianeta Eternia. L’erede al trono tende ad essere più spensierato e giocoso, specialmente con Teela (la giovane Eire Farrell), figlia del suo istruttore. Il tirocinio, però, viene brutalmente interrotto dal malvagio Skeletor (Jared Leto) e i suoi scagnozzi, che mettono a soqquadro la capitale Eternos. L’attacco costringe il principe a fuggire sulla Terra grazie all’aiuto della Maga di Grayskull (Morena Baccarin), che gli affida la Spada del Potere. Anni dopo, Adam (Nicholas Galitzine) lavora come impiegato e ha enormi difficoltà nel relazionarsi: questo perché non nasconde la sua provenienza agli umani! Una volta ritrovata la Spada – smarrita per anni dopo il brusco arrivo sulla Terra – e con l’aiuto di Teela (Camila Mendes), il principe dovrà riconquistare in tutti i modi il suo regno perduto.

Jared Leto è il perfido Skeletor.

La storia cinematografica dei Masters of the Universe è quasi sempre stata travagliata. Come dimenticare la produzione de I dominatori dell’universo di Gary Goddard, vergognosamente gestita dalla Cannon di Menahem Golan e Yoram Globus. I soldi messi a disposizione dai due loschi produttori erano talmente pochi, da costringere il regista – fra le tante problematiche – a girare lo scontro finale con il set quasi completamente oscurato, con poche luci a disposizione. Per non parlare del finanziamento tolto con l’inganno alla Mattel. Il risultato è uno “scult” anni ’80, che per via dei mezzi limitati è stato ambientato quasi tutto sulla Terra. Questo scenario – e non il budget – è ciò che prevalentemente lo accomuna con la nuova trasposizione, arrivata finalmente nelle sale dopo anni di intoppi e false partenze.

Alla direzione troviamo Travis Knight, autore di uno dei migliori Transformers della serie iniziata da Michael Bay, ovvero lo spin-off Bumblebee. Il regista e i suoi sceneggiatori puntano su un concetto basilare, spesso ignorato: i Masters – I dominatori dell’universo (sponsorizzati così in Italia) nascono come serie di giocattoli. Solo dopo averli concettualizzati, la Mattel dovette ideare dei mini-fumetti che spiegassero chi fossero, per poi dare il via alla serie animata della Filmation in un secondo momento.

Nicholas Galitzine è Adam Glenn.

Ma torniamo al concetto base, il gioco. In Masters of the Universe i personaggi di Eternia vengono “utilizzati” quasi come le equivalenti action figure, con tanto di fantasie e nomignoli affibbiati. E da chi? Proprio dal Principe Adam, il nostro He-Man. Durante il suo esilio forzato, il giovane idealizza i lontani compatrioti, disegnandoli e dandogli un valore che forse neanche loro stessi hanno mai considerato. Ecco che il guerriero Malcolm (Jóhannes Haukur Jóhannesson) diventa Fisto per la potenza del suo pugno metallico; il corazzato Krass (Jon Xue Zhang) diventa Ram-Man, mentre Orius (James Wilkinson), con il suo collo allungabile, viene nominato Mekaneck.

Nonostante il ricordo di questi suoi eroi, Adam non è molto sicuro di sé e rimane poco portato all’allenamento (per il quale avrà a sorpresa un motivatore d’eccezione, nostra vecchia conoscenza). Questa versione è una lieve variante rispetto all’equivalente animato originale, che era annoiato e perditempo. La differenza caratteriale con il suo alter-ego He-Man non è così netta: l’unico vero contrasto resta la possanza fisica al momento della scontata trasformazione.

E Skeletor? Il villain ha molte cose in comune con il corrispettivo della Filmation, mantenendo la sua vena fallimentare. A dargli vita, il Premio Oscar Jared Leto, celato da un teschio in CGI che ricalca più o meno le sue espressioni. L’attore attribuisce al cattivone un fare shakespeariano molto sopra le righe, che non colpisce per niente gli scagnozzi che fanno da spettatori. Fra loro non poteva mancare Evil-Lyn (Alison Brie), asservita, ma comunque immune alle sue performance e ai suoi crescendo.

Finalmente He-Man!

Masters of the Universe fa di certo tornare in mente operazioni di casa Marvel come Guardiani della Galassia, ma soprattutto i Thor firmati da Taika Waititi. Questi ultimi, soprattutto Ragnarok, sembrano particolarmente ispirati allo stile dei Masters originali, ricalcandone i toni leggeri e multicolori.

È questa la chiave del film: non prendersi troppo sul serio, al contrario della pellicola dell’87. Sulle note di Princes of the Universe dei Queen (non mancano i riferimenti a Highlander, per la gioia di Henry Cavill) e un nuovo brano eseguito proprio da Brian May, lo spettatore gioca con la spensieratezza di un bambino, con la stessa leggerezza con cui lo fa il nuovo He-Man.

You may also like

1 comment

SUPERGIRL di Craig Gillespie - Non ci resta che nerdare Luglio 3, 2026 - 9:22 am

[…] Il lungometraggio non ha ottenuto un grande risultato al botteghino (anche senza considerare i costi di marketing, non ha comunque superato la cosiddetta “regola del tre”), segno che il pubblico non lo ha gradito quanto si afferma. Tra le cause ci sono state diverse scelte di trama non proprio ideali e un tipo di comicità demenziale non sempre adatta al genere supereroistico, che gli spettatori sembrano non gradire più (come dimostra il recente insuccesso del nuovo live-action dei Masters of the Universe). […]

Reply

Leave a Comment

* By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More