Home Film ODISSEA di Christopher Nolan

ODISSEA di Christopher Nolan

by Valerio Brandi

Dal 16 luglio 2026 è arrivata nelle sale italiane (anche questa volta in anticipo di un giorno rispetto agli Stati Uniti) l’Odissea di Christopher Nolan, l’opera più ambiziosa ed esclusiva del regista britannico naturalizzato statunitense. Elitaria, perché è stata realizzata interamente con telecamere IMAX 70 mm, e in tutto il pianeta esistono soltanto quarantuno sale in grado di proiettare il film esattamente in questa versione. E nessuna di queste si trova nel nostro Paese. Impegnativo, perché bisogna ammetterlo: trasporre l’Odissea al cinema è qualcosa di veramente difficile, trattandosi di una complessa storia episodica lunga ventiquattro libri.

Matt Damon è Ulisse.

A detta di molti, ad oggi la miglior versione possibile è quella di Franco Rossi del 1968, ma parliamo di uno sceneggiato televisivo, che poteva dunque permettersi tempi più lunghi rispetto al grande schermo. Infatti, il montaggio finale è di 370’, saggiamente divisi in otto puntate. Ma nonostante questo elevato minutaggio, l’opera con protagonista Bekim Fehmiu è comunque incompleta. Mancanza di fondi necessari o semplicemente una scelta personale del regista? In ogni caso, alcune scene non sono presenti, come quelle riguardanti i Ciconi, i Lestrigoni, Scilla e Cariddi. I due mostri, che secondo la leggenda si trovano nell’attuale stretto di Messina, erano invece presenti in un’altra versione molto cara al grande pubblico, ossia quella di Andrej Končalovskij, miniserie televisiva del 1997 con protagonista Armand Assante.

Tutto questo per dire: nonostante sia stata già mostrata tante volte in passato, tra cinema, televisione e animazione, l’idea di una nuova Odissea non era certo da scartare a priori. Anche solo per mostrare allo spettatore per la prima volta, o in maniera più sensazionale rispetto al passato, alcuni di questi elementi. E chi meglio di Nolan, un regista dalla filmografia veramente versatile, sia dal punto di vista del cinema più realistico (Dunkirk, Oppenheimer), sia di quello più fantascientifico ed immaginifico (Inception, Interstellar)? E riguardo agli ultimi due esempi, arriva il primo rammarico. Perché uno come Nolan poteva essere la scelta ideale per realizzare l’Odissea… stile Ulysse 31. Per chi non ne fosse a conoscenza, stiamo parlando di una serie anime del 1981. Un prodotto liberamente ispirato al poema epico nel vero senso del termine. Perché, se il protagonista affronta la maggior parte delle avventure narrate da Omero, lo fa invece a bordo di una navicella spaziale. In questo modo Christopher Nolan non solo poteva dare sfogo a tutta la sua maestria nelle arti visive, ma avere assoluta libertà creativa riguardo a casting, costumi, armature e ambientazioni. Invece, Nolan sembrava intenzionato a mostrarci una versione classica, e non futuristica, dell’Odissea. Appunto, sembrava, perché già da mesi era chiaro che questo film non si poteva in ogni modo paragonare alle sue precedenti direzioni di genere storico.

Penelope (Anne Hathaway), con Melanto alle sue spalle (Mia Goth).

La sinossi, almeno, è quella originale: dopo aver sconfitto i Troiani, Ulisse (Matt Damon), re di Itaca, sta cercando di tornare a casa da sua moglie Penelope (Anne Hathaway). La regina lo aspetta da vent’anni e cerca di tenere a bada i Proci, i principi dell’isola. Capitanati da Antinoo (Robert Pattinson), questi nobili boriosi ed invadenti vogliono spingerla a risposare uno di loro, in modo da ottenere il trono lasciato da Ulisse, e che suo figlio Telemaco (Tom Holland) non sembra in grado di rivendicare.

Ma una volta visionato l’intero lungometraggio, qualunque spettatore che abbia almeno studiato a scuola il riassunto completo dell’Odissea si renderà conto che in questo film di Christopher Nolan c’è davvero poco del poema originale. Non ci sono i Ciconi, Eolo, i Feaci, i mangiatori di Loto. Le navi di Ulisse che ripartono da Troia sono solo tre e non dodici (eppure stavolta il budget era sostanzioso). Abbiamo perlomeno i Lestrigoni (ma con delle armature inguardabili, come le altre del resto), Scilla e Cariddi (loro sono ottimi, questo va riconosciuto), e poco altro. Come Polifemo. In un’epoca dominata dalla CGI e dallo schermo verde, è ammirevole la scelta di Nolan di non utilizzarli. Ma bisogna anche farlo in maniera più convincente. Il suo gigantesco figlio di Poseidone sarà anche totalmente animatronico, ma oltre ad essere raccontato in maniera diversa da come lo abbiamo sempre letto, non è in alcun modo paragonabile a Samson Burke, il quale era “diventato” un inquietante ciclope nel 1968 grazie a un maestoso lavoro di effetti speciali a cura di due maestri del calibro di Mario Bava e Carlo Rambaldi.

Molto buona invece la trasformazione degli uomini di Ulisse in maiali da parte di Circe, e questa è forse l’unica, insieme alle già citate Scilla e Cariddi, sequenza davvero bella dal punto di vista visivo (perché anche il cavallo di legno è da dimenticare: farlo in posizione impennata è semplicemente ridicolo).

Uisse e Atena (Zendaya).

Le quasi tre ore di montaggio finale pesano inoltre come il macigno posto all’ingresso della grotta di Polifemo. È mancata quell’adrenalina tipica del cinema epico contemporaneo, capace di far dimenticare le inesattezze storiche in nome dell’azione (come Il gladiatore di Ridley Scott, o Troy di Wolfgang Petersen). Ma l’Odissea non è l’Iliade, quindi è logico aspettarsi qualcosa di più introspettivo rispetto a lungometraggi con tante scene di combattimenti adrenalinici.

Del resto, lo sceneggiato di Franco Rossi, ma anche Itaca – Il ritorno di Uberto Pasolini, lo avevano già fatto, e bene, in passato. Le loro lavorazioni sono anche degli ideali racconti formativi: hanno dato risalto alle figure femminili raccontate nel poema originale, e hanno condannato senza mezzi termini la mascolinità tossica (soprattutto nelle scene con i Proci) e l’orrore della guerra in generale. L’intenzione di Christopher Nolan era sicuramente la medesima, ma non si può dire lo stesso del risultato finale. A deludere non è dunque solo la sua sceneggiatura e la sua regia, ma anche la recitazione in generale, perfino da parte di pezzi da novanta come Matt Damon e Anne Hathaway. Spezziamo invece una lancia per l’interprete più chiacchierato prima dell’uscita del film: Elliot Page. Non fa Achille, come si è detto per mesi, ma Sinone. E anche se questo personaggio ha un ruolo limitato rispetto al racconto originale, con la sua immedesimazione Page riesce a regalare allo spettatore uno dei pochi momenti di emozione genuina all’interno di questa pellicola.

Comunque sono pochissime luci e tantissime ombre, e quindi è facile ipotizzare che in futuro vedremo questo film citato in qualche prodotto satirico. Magari in una puntata di South Park, o in un nuovo film dei fratelli Wayans. E allora forse avranno più senso (almeno dal punto di vista artistico) gli oltre 250 milioni di dollari utilizzati per realizzarlo.

You may also like

Leave a Comment

* By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More