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THE DOG STARS – LE STELLE DOPO LA FINE di Ridley Scott

by Paolo Ficara

La pandemia, la desolazione e poi… la solitudine. Si apre con queste premesse l’ultima fatica di Ridley Scott, regista che a pochi mesi dal compiere 89 anni torna a raccontare un futuro post-apocalittico e fantascientifico, dopo aver plasmato veri e propri cult del genere, come Blade Runner (1982) e Alien (1979).

Hig (Jacob Elordi) insieme a Jasper.

Il protagonista di The Dog Stars – Le stelle dopo la fine è il giovane adulto Hig, interpretato da Jacob Elordi, il quale vive in un hangar di aerei a pochi chilometri da Denver con il suo cane Jasper, fedele compagno di vita e fondamentale sostegno emotivo in un mondo che sembra aver dimenticato di poter ancora ambire a qualsiasi forma di speranza. E proprio questo aspetto ribalta completamente il noto concetto di sogno americano: se il duro lavoro nella civiltà porta al benessere, quando tutto finisce il massimo dell’aspirazione è l’immobilismo e l’autoconservazione. Tale questione sfocia in vere e proprie convinzioni incarnate perfettamente dal personaggio di Bangley, interpretato da Josh Brolin, l’altro compagno di Hig sopravvissuto alla pandemia, ma che rappresenta in scena un elemento di contrasto indispensabile per raccontare tutti i possibili volti dell’umanità in situazioni di estremo isolamento.

Se da un lato vediamo il pilota e il suo amico a quattro zampe volare con un Cessna oltre i confini apparentemente sicuri della propria base, alla ricerca di provviste e magari di altra umanità, dall’altra abbiamo un Bangley aggrappato ai residui di vita rimasti, ritenuti troppo preziosi per non preservarli con la massima cautela.

Ad accentuare questa dicotomia del vivere sono le minacce esterne, rappresentate da selvaggi sciacalli pronti a spargere morte e devastazione senza alcuna pietà. Di fronte al pericolo, Hig e Bengley si scontrano duramente sul piano della dialettica, l’uno convinto che l’immobilismo porti alla sola sopravvivenza e a non vedere il nuovo mondo come un’opportunità di riscatto, l’altro ancorato a una normalità ricostruita faticosamente e da preservare ad ogni costo pur di non mettere a repentaglio questo nuovo “sogno americano”.

Hig e Bangley (Josh Brolin).

Il momento di scegliere quale sentiero percorrere al bivio è però presto servito; durante una delle tante ricognizioni sul Cessna, un segnale radio viene captato da Hig che non esita un istante e con decisione sceglie di partire all’avventura per scoprirne l’origine, separandosi dolorosamente da Bangley. Come un Ulisse post-apocalittico, il pilota parte alla ricerca della sua Itaca, un luogo dove poter ritrovare la civiltà e, magari, farla riemergere dalle proprie ceneri.

Lungo il cammino, oltre a pericoli smisurati in un mondo troppo grande e selvaggio per un solo uomo, l’incontro con la giovane Cima (Margaret Qualley) e il padre Pops (Guy Pearce) costituisce un punto di svolta nel racconto. Dopo la diffidenza iniziale dovuta all’inevitabile terrore causato dalle malattie e la distanza siderale da esse creata, i tre personaggi, giorno dopo giorno, danno vita a un vero e proprio embrione di comunità, dove il confronto e il reciproco sostegno fisico e ancor di più emotivo rappresentano quella speranza di rinascita ricercata dal protagonista. Notevole in particolare il rapporto che si crea tra Cima e Hig, i quali trovano nella condivisione del dolore un momento per aprire i propri cuori ad emozioni che sembravano estinte. In un’atmosfera cupa e dolorosa, i due giovani rappresentano la tristezza di chi ha perso tutto, ma anche l’orgoglio di chi prova a ricostruire qualcosa di nuovo.

Alla fine del percorso, Cima e Pops accompagneranno Hig alla meta tanto agognata, quel segnale radio che ha riacceso l’ardore nel giovane, ma che cela segreti oscuri da cui i tre viaggiatori non possono più scappare. Anche quando sembra tutto desolato e la solitudine crea l’illusione che perfino il male possa svanire, si scopre che in realtà c’è ancora spazio per la malvagità dell’uomo e il suo ineluttabile egoismo.

L’incontro con Cima (Margaret Qualley).

The Dog Stars – Le stelle dopo la fine è un thriller fantascientifico parzialmente riuscito. I punti di forza sono sicuramente una regia affascinante, in particolare le inquadrature mozzafiato di un’America sommersa dalla natura rigogliosa nelle scene di volo del Cessna, girate in luoghi meravigliosi anche e soprattutto in Italia, tra Friuli, Abruzzo, Veneto e Lazio; la colonna sonora accompagna il viaggio in tutte le sue fasi, determinando anche la consacrazione del valore della musica in un mondo pieno di solitudine. A livello narrativo, invece, il racconto perde un po’ della sua consistenza, in quanto il contesto e le e relative premesse non vengono mai approfondite abbastanza, rimanendo in superficie e creando a tratti una barriera con lo spettatore che fatica ad empatizzare fino in fondo con il dolore dei protagonisti. Le scene di azione sono avvincenti e le riprese mostrano un buon livello di sperimentazione con alcune soluzioni davvero innovative, ma il finale appare troppo frettoloso e scivola via con una risoluzione dell’intreccio di dubbia consistenza.

The Dog Stars – Le stelle dopo la fine è dunque un film che offre circa due ore di godibile intrattenimento e interessanti spunti di riflessione sull’uomo, la sua natura, la società e la politica. A livello cinematografico, però, Ridley Scott non riesce probabilmente a raggiungere gli altissimi livelli toccati con le precedenti opere, pur essendo comunque riuscito a dar vita a un prodotto di assoluto valore.

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