Sono passati otto anni dall’uscita nelle sale di Solo: A Star Wars Story, spin-off sulle gesta del giovane Han Solo dalla produzione travagliata e dagli incassi deludenti. Senza contare i sette dall’altrettanto travagliato L’ascesa di Skywalker, che nonostante il miliardo guadagnato ha lasciato sicuramente il pubblico poco soddisfatto. Il flop di Solo non è passato ovviamente inosservato e, per la Lucasfilm ma soprattutto per la Disney, serviva un freno e un cambio di rotta. Si è scelto così di concentrare l’universo di Star Wars unicamente sulla piattaforma Disney+ per qualche tempo.

Ecco quindi l’entrata in scena di The Mandalorian, prima serie televisiva in live action, da subito accolta positivamente. Protagonista un cacciatore di taglie (Pedro Pascal) dall’aspetto simile a quello di Boba Fett, alle prese con un bambino della stessa razza di Yoda. Il piccolo, ovvero Grogu, è entrato da subito nell’immaginario collettivo, raggiungendo perfino chi non ha mai visto la serie. Tutto questo grazie alla sua dolcezza disarmante e al dilagante merchandise.
L’indice di gradimento di questa serie – nonostante la frettolosa terza stagione – e l’innegabile ottima fattura, hanno perciò spinto gli addetti ai lavori a ipotizzare una promozione sul grande schermo. Un passaggio meritato e necessario?
Qualitativamente parlando, The Mandalorian and Grogu mantiene gli standard cinematografici prestati alla serie, non lasciando pressoché alcun margine fra piccolo e grande schermo. Stessa cosa per quanto riguarda gli effetti visivi, soprattutto quelli pratici. Il piccolo Grogu è come sempre egregiamente animato da abilissimi marionettisti, che rendono il personaggio più vero che mai rispetto a un corrispettivo in CGI. Insomma, se giustamente la squadra che vince non si cambia, non resta che concentrarsi su un elemento importante: la narrazione.

Portare sul grande schermo The Mandalorian non è dunque un’operazione facile, nonostante i precedenti. Bisogna accontentare la parrocchia che ha già visto la serie e quella che non l’ha mai fatto. Per la prima, occorre elaborare una storia che mantenga un minimo di continuità, mentre per la seconda una trama che presenti questi personaggi nel loro complesso, senza troppi retroscena. Pensare soltanto agli appassionati e a chi già conosce il tutto, sarebbe stato quindi un errore. L’ideale era proporre un’avventura autoconclusiva.
L’idea principale che verrebbe in mente – e che potrebbe sembrare scontata – è quella di far entrare in scena un villain assai ostile e allarmante, dallo charme innegabile. Un Hans Gruber, ad esempio (Trappola di cristallo, dannata nostalgia!), che faccia veramente penare e grondare il nostro eroe, con in più la preoccupazione dell’incolumità del figlio adottivo, al di là dei poteri di quest’ultimo. Del resto, The Mandalorian and Grogu dichiara apertamente, durante i titoli di coda, che il protagonista non è solamente interpretato da Pedro Pascal, ma pure da Brendan Wayne e Lateef Crowder, per via del casco sempre indossato e per gli stunt. I pochi momenti con Pascal senza maschera potevano essere meglio utilizzati se a tenergli testa ci fosse stato un attore d’eccezione (Benedict Cumberbatch? Tom Hiddleston? L’elenco è lungo).

La scelta invece è caduta su un anonimo cacciatore di taglie (in realtà si tratta di Endo, personaggio già visto in altri lidi) e sui gemelli Hutt, che non hanno lo stesso peso (si perdoni il gioco di parole) del loro predecessore Jabba. Le sfide che vengono continuamente lanciate verso Din Djarin (questo il nome del Mandaloriano), si materializzano in una successione di creature mostruose, che non fanno pensare minimamente a un pericolo fatale. Durante gli scontri vi sono perfino alcune strizzatine d’occhio, come i mostri del Dejarik, il gioco da tavolo del Millennium Falcon visto nell’originale Guerre Stellari, animati ancora una volta con la supervisione di Phil Tippett.
Le parti più funzionali sono quelle appunto dedicate a Grogu, che ha il suo giusto spazio in solitaria dato il nome presente nel titolo. Durante le sue innocenti azioni, la sua tenerezza strappa continuamente un sorriso allo spettatore.
Purtroppo il punto di forza della serie è proprio lo stesso problema di questa versione cinematografica. Ci voleva uno stacco più netto, se non a livello visivo a livello narrativo. Qualcosa che potesse rendere questa attesa di sette anni giustificata. Questo The Mandalorian and Grogu, alla fine, non si discosta da due episodi televisivi messi insieme.