Non è ancora finita nel mondo dei giocattoli. A più di 30 anni dall’uscita del primo storico capitolo, arriva nelle sale Toy Story 5, diretto questa volta da Andrew Stanton, già sceneggiatore dei precedenti.

Dove eravamo rimasti? Dopo il “pensionamento” di Woody (doppiato in italiano da Angelo Maggi), che ha deciso di godersi la vita all’aperto insieme alla ritrovata pastorella Bo Peep (Cinzia De Carolis), Jessie (Ilaria Stagni) è diventata la leader dei giocattoli di Bonnie (Luna Tosti) e insieme al suo vice – ma anche qualcosa di più a livello sentimentale – Buzz Lightyear (Massimo Dapporto), cerca segretamente di spronare la piccola verso nuove amicizie. Bonnie, infatti, è una bambina molto introversa e ha paura di condividere il suo mondo ludico con altri ragazzini. La situazione si complica quando si scopre che la maggior parte dei bambini moderni preferisce utilizzare tablet ultra tecnologici, in grado di connettere chiunque con giochi digitali e messaggistica istantanea. Il classico modo di giocare, con balocchi di vario tipo che stimolano un’immaginazione sconfinata, sembra ormai obsoleto.

Per non farla sentire esclusa e aiutarla nel socializzare, i genitori di Bonnie decidono di comprarle LilyPad (Katia Follesa), un tablet giocattolo a forma di rana che crea subito assuefazione nella piccola. Una vera e propria dipendenza, che le fa immediatamente escludere i suoi affezionati giocattoli e smettere di prendersi cura della sua stanza. Jessie, con l’aiuto di Buzz e l’eccezionale ritorno di Woody, farà di tutto per impedire questo uso nocivo, ritrovandosi inaspettatamente a dover fare i conti anche col proprio passato.
Dopo l’acclamato terzo capitolo e un quarto meno impattante, le avventure dei giocattoli sembravano ormai concluse. Ma come si fa a ignorare un incasso di oltre un miliardo di dollari? Specialmente quando casa Disney/Pixar ha accusato un duro colpo con il flop di Lightyear e il disastro di Elio. Cosa bisogna fare per rimediare? I sequel, naturalmente! Proprio come suggerisce il miliardo e passa guadagnato con Inside Out 2. E quindi, è ora di rispolverare i cappelli da cowboy e tenere pronto il laser (anche se, ricordiamolo, è solo una semplice lampadina)!

Il film affronta una tematica importante e molto attuale: l’utilizzo continuo e tossico di apparecchiature digitali come gli smartphone. Un argomento che riguarda grandi e piccoli. L’uso da parte dei bambini è ovviamente concesso dai genitori che, nonostante le buone intenzioni, non devono sottovalutare la potenza di questi oggetti, garantendo la giusta attenzione e un regolamento adeguato. Dunque non abolirne l’utilizzo, ma concederlo con il giusto equilibrio.
Bonnie si serve di LilyPad specialmente per essere accettata da alcuni bambini che snobbano i classici balocchi, forzandosi a privarsi dei suoi giochi e della sua dilagante fantasia. È interessante notare come la piccola non riesca sempre ad esprimere a parole ciò che prova, ma lo faccia con toccanti reazioni emotive, ottimamente animate.

Per quanto riguarda i nostri cari giocattoli, si è voluto giustamente dare più risalto a Jessie, che diventa a tutti gli effetti la protagonista principale, chiudendo alcune questioni in sospeso. Data la decisione presa da Woody nel film precedente, è corretto che il personaggio sia passato a fare da comprimario, mostrando ulteriormente i segni del tempo e di una vita selvatica. E Buzz? Beh, lui è intento a cercare di esprimere i suoi sentimenti verso Jessie, ma non solo: non poteva di certo mancare il simpatico “momento Buzz Lightyear”. Se nei precedenti capitoli lo abbiamo visto in un’inedita versione spagnola o all’ascolto continuo della sua “voce interiore”, questa volta è affiancato da una moltitudine di Buzz tecnologicamente avanzati. Un po’ come accaduto con il suo alter ego in Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa. La loro presenza, oltre a essere un supporto, dimostra che il personaggio non è per nulla passato di moda.
Nonostante i dubbi iniziali sulla necessità di un ennesimo capitolo, Toy Story 5 si dimostra invece una grande sorpresa, capace di regalare molti momenti di riflessione e di impatto emotivo. Ne vedremo ancora? Sarà il pubblico (e quindi il denaro) a decidere, ma come dimostrato potremo contare ancora sulla maestria degli autori Pixar.