Quasi un anno fa usciva al cinema Superman (2025), film d’esordio del nuovo universo cinematografico condiviso basato sui personaggi della DC Comics e creato da James Gunn.

Il lungometraggio non ha ottenuto un grande risultato al botteghino (anche senza considerare i costi di marketing, non ha comunque superato la cosiddetta “regola del tre”), segno che il pubblico non lo ha gradito quanto si afferma. Tra le cause ci sono state diverse scelte di trama non proprio ideali e un tipo di comicità demenziale non sempre adatta al genere supereroistico, che gli spettatori sembrano non gradire più (come dimostra il recente insuccesso del nuovo live-action dei Masters of the Universe).
Tra i tanti personaggi inseriti in Superman c’era anche la protagonista di questo nuovo film. Prima delle due scene dopo i titoli di coda, avevamo visto Kara Zor-El (Milly Alcock), con indosso la divisa di Supergirl, irrompere completamente ubriaca nella Fortezza della Solitudine, decisa a riprendersi per un po’ il cagnolino Krypto. Una sequenza che sembrava davvero la ciliegina su una torta… riuscita male, perché anch’essa di natura demenziale e, se vogliamo essere bacchettoni, parecchio diseducativa. Un personaggio che dovrebbe essere d’ispirazione per i più giovani si lascia andare così ai fumi dell’alcol?
L’inizio di Supergirl di Craig Gillespie continua su questa lunghezza d’onda, mostrando una Kara che continua a ubriacarsi di brutto. Lo fa soprattutto sui pianeti in cui splende il sole rosso anziché quello giallo, in modo che l’assenza di superpoteri non diminuisca il suo stato d’ebrezza. Più che festeggiare, però, Kara beve per via dei suoi demoni interiori, perché a differenza di Kal-El, lei ha visto morire tutti i suoi cari.
Bere per dimenticare non dovrebbe essere mai consigliabile… e fortunatamente questo film prende una direzione diversa rispetto a quello che si poteva pensare all’inizio. Forse questo è un piccolo spoiler, ma è necessario per affermare che Supergirl (2026) è un film tutto sommato sufficiente. E non è l’unico elemento positivo di questo film, al cinema in Italia da giovedì 25 giugno grazie alla distribuzione di Warner Bros.

Tanti conoscono il pianeta Krypton, ma quanti sanno del destino di Argo City? Anche se questa città è già apparsa nelle precedenti versioni del personaggio (come il film del 1984 con protagonista Helen Slater o nella serie TV dell’Arrowverse) non è un male mostrarla nuovamente in un prodotto indirizzato al grande pubblico.
Arriviamo ora all’ingrediente migliore di questa nuova torta: Lobo. Il celebre cacciatore di taglie, oltre che sui fumetti, è apparso diverse volte nei prodotti animati targati DC Comics, ma finora non aveva mai esordito in un lungometraggio cinematografico live-action. Ci sono stati dei tentativi in passato (con Dwayne Johnson in pole position), ma poi non se ne è fatto più nulla. In questa occasione, l’accantonamento di quel progetto è stata la scelta migliore. Johnson è nato per interpretare Black Adam (e infatti qualche anno fa ci è riuscito), ma per il volto di Lobo… non poteva esserci scelta migliore di Jason Momoa. L’ex Aquaman è semplicemente la versione live-action perfetta del personaggio, sia dal punto di vista estetico sia da quello attoriale. Inoltre, farlo apparire in Supergirl invece che in un film stand-alone è un’altra scelta vincente, perché funziona meglio come personaggio di contorno e gli episodi della serie animata di Superman del 1996 ne sono un chiaro esempio.

E arriviamo infine alle principali note stonate. Parliamo del cattivo principale, ben poco originale e memorabile (interpretato da Matthias Schoenaerts) e soprattutto della co-protagonista, Ruthye Marye Knoll (Eve Ridley). Siamo di fronte a una brutta copia di Beatrix Kiddo di Kill Bill: una bambina minuta, senza alcun superpotere… decisa a sfidare un vero energumeno. Una cosa che Supergirl avrebbe dovuto farle notare per dissuaderla, invece di limitarsi a dirle che la vendetta non è mai una soluzione.
Due grossi nei che hanno abbassato la valutazione di Supergirl, il quale, come dicevamo, resta comunque un film sufficiente, non solo per Lobo o per perchè Kara affronterà seriamente i suoi problemi di alcolismo. Fortunatamente il lungometraggio non si basa solo sulla lacrima facile legata al rischio di morte per Krypto (come il trailer lasciava intendere), ma offre altri elementi positivi e un ritmo decisamente scorrevole.