Dopo essere stato presentato per la prima volta in Italia il 31 agosto 2025 in occasione dell’82ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (dove ha concorso per il Leone d’Oro), Il mago del Cremlino – Le origini di Putin è nelle sale dal 12 febbraio 2026 grazie a 01 Distribution.

Il nuovo film di Olivier Assayas (Personal Shopper) è una trasposizione molto fedele dell’omonimo libro di Giuliano Da Empoli. Pubblicato per la prima volta nel 2022, Il mago del Cremlino è un romanzo a chiave (roman à clef), ossia una storia che attraverso nomi fittizi o alcune licenze poetiche può descrivere dei fatti o dei personaggi realmente esistiti. Nel libro il primo narratore è proprio una versione fittizia dello scrittore, mentre nel lungometraggio è un giornalista statunitense di nome Lawrence Rowland (Jeffrey Wright) che una sera, trovandosi a Mosca per lavoro, viene contattato tramite social da una persona alquanto misteriosa. Un mandante a tutti gli effetti, perché nel giro di poco tempo gli offre un’occasione irripetibile: incontrare Vadim Baranov (Paul Dano). Il mago del Cremlino in persona, che da anni è sparito dalla circolazione. Rowland accetta, nonostante tutti i rischi legati a questo incontro (del resto, nessuno è al sicuro in Russia). Viene portato in auto in una grande abitazione tra i boschi della Siberia, dove fa presto conoscenza con l’ex-consigliere di Vladimir Putin (Jude Law). Baranov comincia subito ad aprirsi, raccontando a Rowland dapprima la storia della famiglia e poi di come è diventato in breve tempo il secondo uomo più potente dell’ex Unione Sovietica.

Essendo fedele al genere letterario del romanzo originale, anche il film di Olivier Assayas presenta molti personaggi dai nomi inediti, ma che comunque si basano su persone realmente esistite. Oltre a Vladimir Putin, gli unici protagonisti di rilievo ad essere citati direttamente sono Boris Berezovskij e Borís Él’cin, entrambi scomparsi al momento della pubblicazione del libro. Il protagonista interpretato da Paul Dano si rifà invece a Vladislav Surkov, il quale è stato fino al 2020 assistente del presidente della Federazione Russa.
Assayas è stato in grado di mantenere anche i contenuti del lavoro di Da Empoli. Molti dialoghi sono stati ripresi fedelmente dal libro, i quali sono stati espressi sia dagli attori in scena che dalla narrazione fuori campo. Nonostante l’ambientazione, il regista francese ha evitato di fare un film multilingua. Tranne che per l’utilizzo di qualche termine russo, gli attori recitano tra di loro sempre in inglese. Un modo intelligente per far arrivare il film al pubblico americano, anche perché Il mago del Cremlino – Le origini di Putin è un film dal lungo minutaggio (156’) e, come già accennato, molto complesso per via dei numerosi dialoghi e degli argomenti trattati. Molti dopo una prima visione sentiranno il bisogno di rivederlo per poterlo capire e apprezzare ancora di più.

Anche se non è un romanzo/film veramente biografico, Il mago del Cremlino è una rappresentazione molto realistica della società e della politica russa. Un paese che sembra destinato ad essere sempre governato da uomini autocratici o quasi, capaci di mantenere a lungo tempo il potere anche per via di un efficace sistema di comunicazione. Senza dimenticare l’importanza del patriottismo, che i russi hanno riscoperto dopo gli attentati a Mosca del 1999. Concludiamo ritornando all’importanza della narrazione, un elemento vincente che è stato mantenuto anche nella versione italiana, grazie alla direzione di Marco Mete e alla recitazione di grandi professionisti del calibro di Emiliano Coltorti (Vadim Baranov), Niseem Onorato (Vladimir Putin), Paolo Marchese (Lawrence Rowland), Chiara Gioncardi (Ksenia), Franco Mannella (Boris Berezovsky), Francesco Venditti (Dmitry Sidorov), Massimo Bitossi (Igor Sechin), Dario Oppido (Yevgeny Prigozhin) e Gianni Giuliano (Aleksandr Zaldostanov).