Sono passati 24 anni da quando la star del wrestling Dwayne “The Rock” Johnson ha esordito sul grande schermo nel ruolo del Re Scorpione in La mummia – Il ritorno, pellicola celebre anche per l’imbarazzante CGI utilizzata per l’ultima metamorfosi del suo personaggio. La sua partecipazione poteva essere solamente un caso isolato, diventando inevitabilmente una meteora del cinema. E invece, da quel momento in poi Johnson ha dimostrato una profonda dedizione, guadagnandosi un notevole indice di gradimento e scalando dignitosamente l’olimpo di Hollywood, raggiungendo lo status di eroe d’azione pari agli Schwarzenegger e Stallone d’annata. Dopo oltre vent’anni di successi e impegno, spaziando più volte anche nella commedia, è arrivato il momento di cambiare registro e dimostrare una certa maturità artistica.

Mark Kerr (Dwayne Johnson) è un lottatore di arti marziali miste, con apparentemente tutte le carte in regola per una continua ascesa. Cosa potrà mai andare storto nella sua carriera? Vizi e vita domestica, ovvero la dipendenza da oppiacei e l’altalenante relazione con Dawn Staples (Emily Blunt), intralciano il suo percorso di fortuna e gloria. Nonostante la sua possanza e preparazione, la concentrazione e la serenità vanno quindi a farsi benedire, venendo anche soggiogato dai comportamenti scorretti di alcuni avversari e precipitando quindi nell’abisso della sconfitta. Sostenuto dall’amico e collega Mark Coleman (Ryan Bader), Kerr dovrà pertanto combattere per disintossicarsi e risalire in cima. Troverà un ulteriore guida in Bas Rutten (nel ruolo di sé stesso), ma riuscirà a tenere i suoi problemi di coppia lontani dal ring?

The Smashing Machine è la prima opera cinematografica in solitario di Benny Safdie (anche attore, visto in Oppenheimer di Nolan), da sempre affiancato dal fratello Josh (Good Time, Diamanti grezzi). Il regista e sceneggiatore prende in mano la storia di questo campione dell’MMA – già raccontata in un omonimo documentario del 2002 – per affidarla ad un inedito Dwayne Johnson, in quello che si può già definire il ruolo di una vita: oltre ad essere ovviamente perfetto nel fisico, Johnson si immerge completamente in questo primo vero dramma della sua carriera, usufruendo di protesi facciali per avere i tratti somatici più simili possibili a quelli del vero Mark Kerr. Ad accompagnarlo in questo viaggio, un’ottima Emily Blunt nel ruolo della compagna Dawn. La coppia di attori – ancora in perfetta alchimia dopo Jungle Cruise – è alle prese con scenari di vita quotidiana fatti di incomprensioni e nervosismi improvvisi. In tutto questo, c’è ovviamente la dipendenza, che porta il combattente ad avere atteggiamenti di finta padronanza anche in momenti indubbiamente più gravi. Da notare in tutto ciò il ruolo dell’amico Coleman, affidato al vero artista marziale Ryan Bader, che offre un’interpretazione efficace, lineare e singolare.

Insomma, un ottimo cast in quello che sembra essere un film con tutti i requisiti necessari per il successo. Eppure, The Smashing Machine si dilunga proprio in quei momenti di vita privata, tra frullati preparati nel modo sbagliato, cactus coltivati in giardino in un modo altrettanto sbagliato e giostre adrenaliniche potenzialmente stomachevoli durante un’uscita al luna park. Il tutto lascia lo spettatore perplesso riguardo l’effettivo peso di tante dinamiche, lasciandolo poco convinto e desideroso di poter arrivare al sodo. Una serie di situazioni una dopo l’altra, come se si desse già per scontata la conoscenza della vita di queste persone, tanto da arrivare al finale chiedendosi se sia valsa la pena assistere a una tale rappresentazione. Sebbene queste mancanze narrative sulla carta, gli interpreti riescono a dare degnamente vita ai loro personaggi in un contesto indipendente ben confezionato. The Smashing Machine potrebbe non brillare completamente, ma non vi è dubbio sulla bravura conquistata e sulla voglia di mettersi in gioco del suo interprete. È forse in via di candidatura per uno dei premi più ambiti? La cosa sarebbe comunque gradita.